
Non sono più solamente i quattro leoni stilofori di Cesare Bazzani a vigilare sulla facciata dell’edificio neoclassico ma anche i felini di Davide Rivalta, allestiti con un’operazione spettacolare sotto gli occhi del pubblico, che ha assistito incuriosito.


Per la movimentazione delle due grandi sculture l’ufficio mostre ha richiesto il supporto del dipartimento tecnico della Galleria Nazionale, che ha predisposto un adeguato rinforzo sotto la pavimentazione della scalinata dell’edificio, in modo che le sculture fossero posizionate in sicurezza.

I leoni di bronzo di Davide Rivalta sono arrivati con un camion da Torino, accompagnati dall’artista e dal direttore della fonderia dove le opere hanno preso vita.

Ad aspettare i leoni all’esterno della Galleria il grande braccio meccanico necessario per il posizionamento: le sculture pesano circa 400 chili l’una.

I due leoni sottolineano il dialogo tra Villa Borghese e l’architettura del museo, trasformato in una vera e propria quinta teatrale. Le sculture di Rivalta danno una vivida impressione di realtà: sono riproduzioni dei leoni fotografati dall’artista al Centro di Tutela e Recupero della Fauna Selvatica del Monte Adone, in provincia di Bologna, sua città d’origine.
Ritratti in pose familiari sono distanti dall’immaginario archetipico del leone, visto come simbolo di forza: animali a grandezza naturale, apparentemente immobilizzati dalla pesantezza materica, come in ozio ma vigili.

Le sculture sono in relazione con i disegni dei leoni che l’artista ha realizzato sul corridoio che unisce l’ala nord-est con la nord-ovest per la mostra Time is Out of Joint. C’è una continuità concettuale e spaziale tra di loro: da memoria mitizzata, che si rintraccia nella pittura parietale, di chiara matrice rupestre, i leoni diventano presenza concreta.
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