John Giorno “You Got To Burn To Shine”

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John Giorno, poeta-performer, scrittore e artista visuale, è tra gli artisti della mostra You Got To Burn To Shine, fino 7 aprile 2019 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. In questa meditazione di gruppo sull’essere al mondo e sulla costruzione relazionale del soggetto, come testimonia la scelta di riprendere il titolo della sua più celebre raccolta di poesie, John Giorno ricopre un ruolo di assoluto rilievo; la sua intera opera, infatti, si compone di variazioni sempre diverse, nate ed evolute nell’arco di oltre cinquant’anni. Al crocevia fra arte e poesia, John Giorno è uno dei più illustri protagonisti di quello che, negli anni Sessanta newyorchesi del nuovo cosmopolitismo, del rigoglio intellettuale e della factory, fu un giro di boa decisivo, nell’orizzonte contemporaneo, che costituisce tuttora un punto di riferimento irrinunciabile. Ricettivo alle influenze della Pop Art, cui partecipa attivamente sin dal primo momento, e agli stimoli della Beat Generation, essenziali per la costruzione della sua poetica, John Giorno è uno dei più importanti testimoni dell’autentica rifondazione dell’idea di creazione artistica e delle sue risorse operata dalle due correnti, cui contribuisce in prima persona, utilizzando le novità tecnologiche e sociali per ritagliare una dimensione tutta nuova, e personalissima, per la poesia.

 

John Giorno

 

John Giorno nasce a New York, il 4 dicembre 1936, in una famiglia di origini italiane proveniente dalle cittadine di Aliano e Tursi, in provincia di Matera. Nella stessa New York, frequenta la Columbia University, lavora come agente di cambio, e compie il suo ingresso nel mondo dell’arte nel 1963, anno dell’uscita di Sleep, film del vecchio amico Andy Warhol in cui Giorno dorme nudo per cinque ore. Il suo percorso di “artista ma con il modo di fare del poeta” comincia con i primi componimenti poetici, come Pornographic poem o The American Book of the Dead, raccolti nel 1967 in Poems, in cui appaiono le immagini fondamentali e gli stilemi tipici della poesia di Giorno. Sono le prime forme del progetto di Giorno di mettere il pubblico a parte di un progresso sociale, di un’evoluzione in procinto di delinearsi, nelle poetiche artistiche, a partire dall’istinto di fuoriuscire dai retaggi post-guerreschi, dalle repressioni, dai tabù dalle categorizzazioni più rigide. La sua poesia dà voce a quest’esigenza parlando della corporeità e della sessualità – soprattutto dell’omosessualità, elemento dominante nelle poetiche di tanti artisti e intellettuali di quel tempo –  nel modo più esplicito, e servendosi, d’altra parte, dei nuovi mezzi, dei nuovi contesti e delle nuove forme di intrattenimento venute dalle innovazioni nella comunicazione per “riutilizzare la contemporaneità” in forma linguistica. A partire da queste prime linee di sviluppo, Giorno crea una poesia mobile, versatile, capace di approdare progressivamente alla tecniche più diverse, spaziando dall’utilizzo dei collages linguistici e di immagini alla scomposizione delle forme poetiche, attingendo dalle immagini della segnaletica, della pubblicità, dei media. In questa dimensione, Giorno intraprende la strada della decisiva innovazione testimoniata dai Poem paintings oggi presenti nell’allestimento di You Got To Burn To Shine. La serigrafia a smalto su lino giunge alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dopo le retrospettive degli ultimi anni, fra la Francia e gli Stati Uniti, permettendo di toccare con mano il risultato del distacco del verso poetico dalla pagina, dell’applicazione delle possibilità date, dallo sfruttamento della stampa e del momento dell’installazione, alla messa in primo piano della dimensione grafica della parola. I versi ritagliati dalle sue poesie, le frasi che “ossessionano” il poeta, si trasformano in oggetti visivi, costruendo una poesia che proviene direttamente dall’inconscio, dallo strabordare quasi involontario delle parole, e che si arricchisce del transito incessante dell’attualità, della cultura, della politica, nelle strutture del pensiero. Questa poesia d’impatto grafico attinge in modo disarmantemente lucido alla sfera della quotidianità, legandosi alle sue tematiche fondamentali, dalla spiritualità alla sessualità, esprimendole nelle forme meno ritrose e più taglienti, dunque più essenziali. I “dipinti di poesie” rappresentano la dichiarazione di una poetica che utilizza le poche ma intense parole che «vengono dal suono», il quale «viene dalla saggezza», che sua volta «viene dal vuoto»: attraverso di essi, Giorno isola e tenta di attribuire una comprensione nuova alle cose della contemporaneità, utilizzandole come sistema, come linguaggio, e indirizzandole allo sguardo del pubblico più vasto possibile, della massa. Seguendo questa linea di ricerca, John Giorno opera nella poesia ciò che lo sperimentalismo della Pop Art consegue attraverso l’immagine: la creazione di un genere nuovo, di una dimensione testuale nuova, aperta al massimo sprigionamento di significato, su tutti i livelli, senza stratificazioni formali o di senso. Al contempo, a dimostrazione della fede nella vocazione “popolare” della poesia, ereditata dalla frequentazione degli esponenti della Beat generation e delle loro scritture, Giorno concepisce la poesia come qualcosa di “serio”, capace di tramutare gli orizzonti più nuovi e inattesi nei canali privilegiati della trasmissione della sua “saggezza”, a partire da quelli dell’arte o dell’intrattenimento tout-court. Questo nodo cruciale, oltre che nei Poem paintings, si manifesta in tutta la produzione di John Giorno, in tutte le sperimentazioni condotte sul territorio poetico, tutte fondamentalmente rivolte alla ricerca di nuovi contesti e nuovi canali di trasmissione. Ne è una prova Dial-A-Poem, l’opera, a metà fra la performance e l’installazione, chiamata da You Got To Burn To Shine a raccontare i progressi della riflessione condotta da Giorno in quest’ambito. Dial-A-Poem, realizzata nel 1968 per l’Architectural League di New York, mette in atto la trasformazione del telefono, simbolo preminente della comunicazione ordinaria, trita, talvolta piatta e noiosa, in un “dispenser” di poesie: grazie a numeri telefonici speciali, il pubblico può direttamente disporre di trentasei registrazioni vocali di poesie recitate direttamente dai loro autori. Dietro l’elaborazione dell’opera non c’è solo la grande presa di coscienza della potenziale funzione che ha la presenza della poesia nella vita quotidiana, ma la biografia di un intero mondo artistico-culturale, la condensazione di tutta la storia di John Giorno e delle sue frequentazioni con i personaggi più influenti del suo variegato milieu di appartenenza, come Andy Warhol, William Burroughs, Brion Gysin, Bob Rauschenberg o Jasper Johns. Le voci registrate sulle linee telefoniche, infatti, sono quelle degli amici e collaboratori di Giorno riuniti nel collettivo “Giorno poetry systems”, l’associazione nata dalla condivisione della volontà di rinnovare la poesia, a partire dalla sua fruizione e dal suo rapporto col pubblico. Da John Ashbery a Patti Smith, da Tom Waits a David Byrne, da Denise Levertov a Diane di Prima, ognuno di questi artisti offre il proprio contributo alla sperimentazione, finalizzata alla ricerca di un contatto sempre diretto e sempre nuovo con il pubblico, dei materiali tecnologici, elettronici e multimediali promossa da Giorno. Il telefono di Dial-A-Poem raccoglie questa poesia esprimendo la felice percezione della la fine dei tabù, a livello sociale, ad esempio nell’ambito delle droghe e della sessualità, e di una rinnovata fiducia in una comunicazione artistica libera da categorizzazioni socio-culturali, rivolta ad un pubblico sempre più ampio. Se il fondo rivoluzionario, i contenuti altamente espliciti, spesso orientati sul versante sessuale ed omosessuale, sono la causa dei rivolgimenti legali e delle minacce subite dal pubblico conservatore, e della successiva chiusura della prima esposizione di Dial-A-Poem, il suo obiettivo viene effettivamente raggiunto, al punto che l’enorme successo presso il pubblico la porta successivamente a Chicago, al Museo di Arte Contemporanea, nel 1969, e, poco tempo dopo, nel 1970,  al Museum of Modern Art di New York City. La sua presenza nella rassegna You Got To Burn To Shine  è un omaggio al suo valore di prefigurazione, rispetto agli sviluppi portati dall’era dell’incessante progresso tecnologico e della massificazione della società, sulla centralità della dimensione della comunicazione rispetto al rapporto fra sé e il mondo, fra il soggetto e tutto ciò che costituisce l’“Altro”.

Nell’epoca attuale, come John Giorno intuisce già negli anni Sessanta, tutto questo si declina inevitabilmente nella necessità dei mass media nella quotidianità. La validità delle sue opere, delle sue sperimentazioni in arte e in poesia, in vista dell’aumento delle possibilità di fruire e fare parte di quel mondo, sta perciò nell’assoluta necessità di rimozione dell’aura elitaria della poesia e della sua distanza dalla cultura popolare, nella “democratizzazione” che esse promuovono, nell’importanza diacronicamente trasversale di questo messaggio, che ancora oggi ricopre un’importanza sociale fondamentale, come testimonia il suo sviluppo nella cultura rap e hip-hop.