van Gogh a gogh gogh

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van Gogh

 

In occasione dell’anniversario della mostra evento van Gogh inaugurata alla Galleria Nazionale nel gennaio 1988 e dell’uscita del film diretto da Julian Schnabel Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità con il vincitore della Coppa Volpi alla Biennale Cinema 2018 Willem Dafoe – viene pubblicata su What’s on? la blog serie van Gogh a gogh gogh, incentrata sulla figura di Vincent van Gogh.

Sei puntate che raccontano la mostra storica dell’88, il film ora in sala, i due capolavori della collezione del museo Il giardiniere e L’Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), il loro restauro, fino alla scheda con le opere e i momenti più importanti della vita dell’artista.

 

Le puntate

L’evento dell’anno. Roma, 1988
van Gogh. Sulla soglia dell’eternità
Madame Ginoux
Il giardiniere
Il restauro dei van Gogh
Vincent van Gogh – la vita e le opere

 

L’evento dell’anno. Roma, 1988

 

Opening van Gogh
Le file sulla scalinata della Galleria Nazionale il giorno dell’inaugurazione

 

Roma, 28 gennaio – 4 aprile 1988

“La Galleria Nazionale d’Arte Moderna comunica che giovedì 28 gennaio verrà aperta al pubblico la mostra van Gogh. Posta sotto l’Alto Patronato di Sua Maestà la Regina Beatrix dei Paesi Bassi e del Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, l’esposizione è stata promossa dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri nel quadro degli accordi culturali italo-olandesi.

 

Invito van Gogh
L’invito alla mostra

 

La rassegna è a cura della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e del Rijksmuseum van Gogh di Amsterdam. Alla Realizzazione della mostra hanno contribuito, con cospicui prestiti, il museo Kröller-Müller di Otterlo e il Rijksmuseum van Gogh (Foundation van Gogh) di Amsterdam; altre opere provengono da collezioni pubbliche olandesi, tra cui: il Gemeentemuseum dell’Aja; lo Stedelijk Museum di Amsterdam; il Museo Groningen; il Dordrecht Museum di Dordrecht.

 

Catalogo van GoghIl catalogo della mostra van Gogh

 

La mostra presenta una significativa scelta di opere dell’intera attività del pittore olandese. Lungi dall’essere una generica rassegna antologica, la mostra intende focalizzare motivi fondamentali e soggetti ricorrenti, evidenziando le costanti etico-religiose e simboliche che intimamente congiungono le diverse fasi della sua attività dal periodo belga e olandese (1878-1885) a quello francese con particolare riferimento agli anni di Arles, Saint-Remy e Auvers (1886-1890)”.

scarica il comunicato originale del 1988

 

Ritagli stampa van Gogh
La rassegna stampa della mostra

 

Evento van Gogh
Ritagli stampa della mostra

 

Opening van Gogh Visitatori durante l’inaugurazione

 

Opening van Gogh
Visitatori durante l’inaugurazione

 

Allestimento van Gogh L’allestimento della mostra

 

Allestimento van Gogh L’allestimento della mostra

 

L’archivio bioiconografico della Galleria Nazionale conserva 160 fotografie di opere, allestimenti, inaugurazione e pubblico, 528 ritagli stampa, una rassegna di 46 pagine e numerose tipologie documentarie (ciclostili, guide, elenchi invitati, inviti) che possono essere consultate sull’OPAC.

 

Archivio van Gogh
Fascicoli dell’archivio bioiconografico della mostra van Gogh del 1988

 

van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

‘La vita è una malattia terminale’, sostiene Julian Schnabel, artista, anzi pittore di fama internazionale, arrivato al successo negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, e che all’apice di una carriera baciata da quotazioni record sul finire degli anni ’90, decise di intraprendere l’attività non alternativa, bensì collaterale, di regista cinematografico. Il suo primo film, uscito nel 1996, fu non a caso dedicato a Jean-Michel Basquiat, come lui pittore, folgorante meteora dell’arte newyorchese scoperta da Andy Warhol (il cui ruolo Schnabel affidò a David Bowie), scomparso a soli 27 anni. 22 anni dopo, presentato alla 75ma Mostra del Cinema di Venezia, ecco il suo quinto film, At Eternity’s Gate (Sulla soglia dell’eternità), che omaggia nuovamente un pittore, colpito anch’egli dalla ‘malattia della vita’ e morto a 37 anni, tra gli artisti più conosciuti ed amati di tutti i tempi: Vincent Van Gogh. Ad interpretare il tormentato artista olandese, già portato sullo schermo da Kirk Douglas nello splendido Brama di vivere diretto da Vincente Minnelli nel 1956, Julian Schnabel ha chiamato Willem Dafoe, che dal Lido si è portato a casa la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.

 

van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

 

Caso più che singolare della Storia del Cinema, Schnabel è l’unico regista vivente ad esercitare, con il considerevole successo che si diceva, l’attività di artista/pittore. Naturalmente ogni regista cinematografico è un po’ anche artista, perché ricrea sullo schermo un mondo di colori, forme e volumi che connotano il film spesso altrettanto, a volte anzi più che la sua stessa trama. In Brama di vivere, Minnelli chiese ai suoi meravigliosi scenografi di ricreare ambienti e paesaggi affinché suggerissero agli spettatori credibili modelli per le tele di Van Gogh. Schnabel va ancora più in là, e disinteressandosi all’idea di realizzare l’ennesima ‘biografia’ cinematografica, decide insieme al proprio sceneggiatore, il mitico Jean-Claude Carrière, di usare il cinema per risalire direttamente al gesto pittorico di Vincent. Insieme stavano visitando, qualche anno fa, la mostra ‘Van Gogh/Artaud: il suicidato della società’ nel parigino Musée d’Orsay, ispirata a un libro di Antonin Artaud in cui si accennava al misterioso suicidio dell’artista. Davanti ad uno dei molti autoritratti esposti, sorvolando su ogni questione umana e sentimentale che riguardasse un soggetto così psichicamente compromesso, Schnabel fece avvicinare Carrière fino a pochi centimetri dal dipinto e gli fece notare come per dipingere l’iride di un occhio Van Gogh avesse usato tre blu diversi, dal cobalto all’azzurro ceruleo. Carrière sostiene che da quel momento, alla tenera età di 82 anni (tanti ne aveva quando visitò la mostra al d’Orsay), il suo modo di apprezzare la pittura è radicalmente cambiato: è in quel dettaglio tecnico, in quell’uso esasperato del colore, in quelle pennellate nervose che, gli fece comprendere ‘da pittore’ Julian Schnabel, va ricercata l’origine, o almeno la concreta espressione artistica dell’instabilità mentale e dell’irrequieta ipersensibilità di Van Gogh.

 

van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

 

Quanto all’ipotesi, rigettata dalla comunità internazionale dei critici, secondo cui il colpo di pistola che lo condusse alla morte fu provocato dalla lite di due ragazzi che incidentalmente lo colpirono allo stomaco mentre era intento a dipingere en plein air, e fuggirono terrorizzati che i loro genitori venissero a saperlo, viene scelta da Schnabel a conclusione del film non tanto per sostenere che sia reale, quanto per suggerire ulteriori sfumature delle pulsioni suicide di Vincent (non nuovo a tentativi del genere, comprese altre manifestazioni di autolesionismo, come l’orecchio mozzato), che scagionando i ragazzi e assumendosi la paternità del gesto, avrebbe approfittato di un evento originato casualmente dal proprio tragico e traballante destino. Traballante – forse troppo – è anche la macchina da presa gestita dal direttore della fotografia del film, Benoît Delhomme, il quale tuttavia non ha che assecondato il puntuale desiderio di Schnabel: quello di trasmettere, con le riprese a mano, idiosincratiche e dalle traiettorie disordinate, il caotico disequilibrio della mente di Van Gogh, capace di sprofondare velocemente nella più atra depressione dopo l’euforica ebbrezza davanti all’esplosione di luce di un sole al tramonto, di un campo di grano, o di un cielo stellato.

 

 

La scelta registica e artisitica di Schnabel è stata, da artista e pittore a sua volta, esattamente quella di reimmedesimarsi in Van Gogh, senza la presunzione e l’arroganza di sostituirsi a lui, ridipingendo egli stesso i numerosi dipinti che si vedono nel film, impostati e preparati dalla pittrice francese Edith Baudrand, poi da lui rifiniti e terminati, trovando una felice corrispondenza tra il gesto registico e lo stesso gesto artistico dell’autore del film. Schnabel ha addirittura impartito a Willem Dafoe alcune lezioni di pittura, perché fosse lui stesso a maneggiare i pennelli sulla tela, come nella prima sequenza del ritratto al proprio paio di scarpe, per rappresentare più realisticamente lo sforzo della creazione artistica senza ricorrere alle consuete finzioni del cinema, che d’abitudine alterna campi e controcampi in cui sono diversi gli ‘attori’ che danno il volto all’artista (o, per esempio, a un pianista) da altri inquadrati soltanto all’altezza delle mani. Schnabel approfondisce inoltre, partendo sempre dall’aspetto visuale ed evidente delle materiche, nervose e abbondanti pennellate di Van Gogh, il suo legame con la Storia dell’Arte che lo ha preceduto, nella sequenza in cui, in visita alla Grande Galerie del Louvre, Vincent esamina le tele di tre artisti, scelti secondo un preciso criterio critico, Delacroix, Veronese e il connazionale Frans Hals: è negli audaci colpi di pennello del grande olandese del XVII secolo, proprio per questo considerato, forse un tantino campanilisticamente, da alcuni critici fiamminghi il vero padre dell’arte moderna, che Schnabel sembra volerci indicare le radici della grande rivoluzione di Van Gogh e delle sue pennellate dense, istintive, fiammeggianti, frenetica espressione di una viscerale e indisciplinata vitalità artistica.

 

van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

van Gogh. Sulla soglia dell’eternità

 

Il cast del film è, come sempre nel caso di Schnabel, una corona di grandi star dello schermo: Oscar Isaac è Paul Gauguin, Emmanuelle Seigner è Madame Ginoux, ovvero l’Arlesiana, ritratta sei volte da Vincent (una delle sei versioni è in collezione alla Galleria Nazionale di Roma), mentre Mads Mikkelsen e Mathieu Amalric (quest’ultimo già diretto da Schnabel in Lo scafandro e la farfalla), recitano nei rispettivi ruoli di un uomo di chiesa e del celebre Dottor Gachet: per non ridurre la loro partecipazione a semplici e troppo brevi cammei, Schnabel e Carrière (Sulla soglia dell’eternità è sceneggiato a sei mani anche insieme a Louise Kugelberg, che ne firma anche il montaggio) affidano ai due attori due dialoghi che nell’economia generale risultano eccessivamente dilatati e finiscono per rallentare e appesantire l’impatto narrativo di una visione già resa difficoltosa e faticosa dalla traballante cinepresa digitale di Benoît Delhomme: ma ‘mai abbastanza’, come sul set teneva a sottolineargli Julian Schnabel, perché ‘il nostro destino è ballerino: dunque una macchina da presa non ballerà mai abbastanza’.

Recensione di Anton Giulio Onofri

 

L’Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux)

Il dipinto ritrae Marie Ginoux, moglie del proprietario del Café de la Gare di Arles, da cui van Gogh aveva preso in affitto la Casa Gialla. Nel novembre 1888 la donna era stata ritratta contemporaneamente da Gauguin in un disegno e poi nel dipinto Caffè di Notte; da Van Gogh in due dipinti nell’analoga posa, nel costume tradizionale delle donne arlesiane.

Durante il difficilissimo periodo di Saint-Rémy, tormentato da crisi ricorrenti, l’artista era tornato con la memoria e la nostalgia al periodo vissuto ad Arles con Gauguin, condividendo ideali artistici comuni; in lui era sempre vivo inoltre il ricordo dell’amorevole assistenza che Marie Ginoux gli aveva prestato durante il violento taglio dell’orecchio. La notizia che la donna soffriva, come lui, di crisi nervose, costituì il nucleo emotivo intorno a cui Van Gogh elaborò una nuova serie di ritratti molto simili, ispirati al disegno di Gauguin, nei quali in cui la donna è interpretata come figura materna, ritratto della Malinconia ma con un sorriso triste sulle labbra. I due libri sul tavolo, Uncle’s Tom Cabin di Harriet Beecher Stowe e Contes de Noël di Charles Dickens, sono allusivi a valori umanitari e compassionevoli che attribuisce alla donna ritratta. Le versioni del ritratto erano destinate al fratello Theo, a Gauguin, al critico Albert Aurier, ai Ginoux (copia perduta), a se stesso.

 

Vincent van Gogh, L'Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), 1890
Vincent van Gogh, L’Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), 1890
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

 

L’opera è navigabile in alta definizione su Google Arts & Culture

 

Vincent van Gogh, L'Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), 1890

Vincent van Gogh, L'Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), 1890

Testo di Stefania Frezzotti

 

Il giardiniere

Noto anche con il titolo di Contadino o Contadino provenzale, Il giardiniere è stata l’unica opera di Van Gogh presente in Italia fin dal 1908, appartenente alla collezione Sforni di Firenze. Il dipinto è stato eseguito intorno alla metà del settembre 1889 nel periodo in cui Van Gogh era ricoverato nella casa di cura per malattie mentali Saint-Paul de Mausole a Saint-Rémy.

Dopo una crisi nervosa particolarmente lunga e grave, a settembre Van Gogh aveva ripreso a dipingere, ma non potendo ancora uscire all’esterno, aveva potuto concentrarsi solo sui ritratti e su quanto poteva vedere all’interno del recinto della casa di cura. Il giardiniere appare come un momento fondamentale nella poetica dell’artista, che esprime attraverso il contadino sorridente un sentimento di solare armonia: è “il puro di cuore”, emblema dell’essere umano che vive immerso nella natura in armoniosa compenetrazione con essa e con i suoi immutabili processi di vita e di morte, di fertilità e rigenerazione, in contrapposizione con il vivere inautentico e tormentato della città moderna.

 

Vincent van Gogh, Il giardiniere, 1889
Vincent van Gogh, Il giardiniere, 1889
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

 

L’opera è navigabile in alta definizione su Google Arts & Culture

 

Vincent van Gogh, Il giardiniere, 1889

Vincent van Gogh, Il giardiniere, 1889

Testo di Stefania Frezzotti

 

Il restauro dei van Gogh

I due dipinti di Vincent van Gogh Il giardiniere e L’Arlesiana, capolavori della collezione della Galleria Nazionale, sono stati di recente oggetto di un intervento di restauro che ha interessato una pluralità di aspetti, dalle operazioni conservative vere e proprie allo studio dei materiali e delle tecniche esecutive. Gli interventi sono stati inoltre occasione di un approfondito studio conoscitivo, supportato dall’applicazione delle più avanzate tecnologie al servizio dell’arte.

I risultati delle numerose indagini scientifiche hanno permesso la caratterizzazione dei due dipinti dal punto di vista diagnostico e archeometrico grazie all’acquisizione di informazioni dettagliate riguardanti la tecnica pittorica e le modalità esecutive, nonché la storia conservativa dei due capolavori dal momento della loro realizzazione a oggi. Le indagini, a cura di Ars Mensurae, sono avvenute in situ grazie all’ausilio di sistemi portatili, operando attraverso tecniche non invasive a tutela dell’integrità materica delle opere. Lo stato di conservazione dei materiali costitutivi, dalla superficie policroma al supporto tessile, è stato documentato grazie all’esecuzione di riprese in luce visibile in modalità Macro (10X), seguite da imaging multispettrale che ha reso possibile una mappatura integrale dei due dipinti in Fluorescenza Ultravioletta (UV), Riflettografia Infrarossa a 1100 nm e in Falso Colore, e Radiografia X Digitale (DRX). Le tecnologie diagnostiche messe in opera permettono di localizzare e studiare i materiali e gli elementi compositivi presenti: vernici di protezione, ritocchi riconducibili a restauri pregressi, pentimenti nella composizione figurativa ed eventuali altre pitture sottostanti o disegni preparatori realizzati dalla mano dello stesso artista. Grazie alle informazioni acquisite è stata quindi resa possibile la definizione dello stato di conservazione del supporto e degli strati pittorici e preparatori, offrendo inoltre la possibilità di delineare finalmente la genesi compositiva delle due opere. Grazie ad una campagna di indagini in Fluorescenza X (EDXRF), supportata dalla spettroscopia Raman a cura di Crisel Instruments, è stata resa possibile la caratterizzazione di pigmenti e materiali costitutivi; su alcune porzioni dei dipinti, inoltre, è stata eseguita un’ulteriore indagine in luce visibile (RTI – Reflectance Transformation Imaging), di supporto alla caratterizzazione del colore originale, contraddistinto dalla matericità delle pennellate peculiari della gestualità di Vincent van Gogh.

 

Restauro van Gogh
Microaspirazione della superficie

 

Grazie alla fruttuosa collaborazione delle varie professionalità coinvolte sono emersi dettagli di rilievo fondamentale, che hanno costituito il supporto necessario ai complessi e delicati interventi conservativi. Dalle informazioni raccolte durante la campagna diagnostica, è stato possibile confermare che le due opere sono state dipinte ad olio, con colori stesi mediante pennelli a pelo rigido di 5 e 10mm e secondo un ductus pittorico che segue l’andamento dei soggetti ritratti. Studiando i risultati delle analisi è inoltre stato possibile identificare i colori presenti sulla tavolozza utilizzata dall’artista, tra cui la lacca di geranio (Eosina), estremamente fotosensibile e purtroppo irrimediabilmente soggetta ad un progressivo fenomeno di fading che, nel corso del tempo e se non adeguatamente preservata, può compromettere la lettura ottimale dei dipinti in cui viene impiegata per i caratteristici rossi delicati e violacei. Lungo tutto il bordo perimetrale, su entrambe le opere, è possibile osservare una striscia di carta incollata, applicata probabilmente dal fratello Theo all’interno del suo studio parigino, a protezione dello spessore dell’opera prima che venisse incorniciata.

 

Restauro van Gogh
L’Arlesiana di Vincent van Gogh prima del restauro

 

Restauro van Gogh
Il giardiniere di Vincent van Gogh prima del restauro

 

Nonostante sia stato posto a protezione delle opere un vetro museale antiriflesso e antisfondamento, le superfici presentavano vari fenomeni di deterioramento: depositi di particellato atmosferico, residui organici, sollevamenti, lacune e crettature accentuate della pellicola pittorica, nonché ritocchi e stuccature eseguiti nel corso di interventi di restauro pregressi, ormai alterati e non più idonei.

L’intervento conservativo ha previsto la rimozione dei depositi che offuscavano la superficie, visibili soprattutto in corrispondenza delle creste di colore, grazie all’ausilio di pennelli a setole morbide. Le operazioni sono quindi proseguite con il consolidamento dei numerosi sollevamenti e delle crettature instabili e con un’accurata pulitura dell’intera superficie delle opere, sia sul fronte che sul retro. Il restauro si è concluso con l’esecuzione di stuccature modellate a imitazione della superficie originale, seguite dalla reintegrazione cromatica con media pittorici stabili e compatibili con le caratteristiche ottiche della pellicola pittorica circostante.

A conclusione delle operazioni conservative è stato realizzato un rilievo 3D dei dipinti mediante laser scanner, grazie al supporto del Progetto Gis dell’Università di Urbino. Questa indagine permette, attraverso tecnologie digitali avanzate, di gestire i dati ottenuti dalla scansione delle superfici su un piano bidimensionale metricamente corretto, e garantisce di effettuare valutazioni qualitative e quantitative volte a costituire una banca dati consultabile e aggiornabile nel corso del tempo. In questo modo è possibile per l’operatore confrontare le immagini presenti nel database al fine di ottenere un’analisi dettagliata dello stato conservativo dei materiali, evidenziandone le variazioni nel tempo o quelle a seguito di eventi peculiari come, per esempio, una movimentazione o un eventuale evento accidentale. In partnership con l’Università di Urbino, infine, è stato possibile realizzare per i dipinti uno specifico condition report digitale, ad implementare la documentazione dettagliata in merito all’excursus vitae delle opere e allo stato conservativo attuale, anche in vista di eventuali prestiti futuri.

 

Restauro van Gogh
Reintegrazione abrasioni della cornice
Testo di Luciana Tozzi

 

Vincent van Gogh – la vita e le opere

Vincent van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890)

 

Ritratti Vincent van Gogh
Self-Portrait, Paris 1887 (Art Institute of Chicago)
Self-portrait with Bandaged Ear, Easel and Japanese Print, Arles 1889 (Courtauld Institute Galleries)
Self-Portrait, Saint-Rémy 1889 (Musée d’Orsay)

 

Figlio di un pastore protestante, Vincent van Gogh compie studi irregolari e si impiega come commesso nella casa d’arte Goupil a l’Aja, poi nelle filiali di Londra e Parigi. Decide poi di intraprendere la carriera di predicatore e di missionario, incontrando però ostilità e rifiuti. Nel 1879 inizia a disegnare, e dall’anno seguente questa attività assume un ruolo importante. Ridisegna le opere di altri pittori, inoltre esegue studi di figure, soprattutto contadini, dopo aver preso lezioni a Bruxelles e a L’Aja. Solo a partire dal 1881 decide di dedicarsi alla pittura, ed in meno di dieci anni di intenso lavoro produce un numero molto rilevante di opere, che operarono una profonda rivoluzione nella cultura artistica europea. La sua formazione si deve principalmente  all’esempio del realismo paesaggistico dei pittori di Barbizon unito al messaggio etico e sociale di Jean-François Millet.

Nel settembre del 1883 va a vivere nel nord dei Paesi Bassi, nella Drenthe, regione ricca di torbiere, spostandosi spesso e ritraendo gli operai e i contadini mentre sono intenti nel duro lavoro.  Nel dicembre si trasferisce quindi a Nuenen, nel Brabante, dove realizza quasi duecento quadri e numerosissimi acquerelli e disegni.  Protagonisti di queste sue opere sono i tessitori al lavoro, il villaggio di Nuenen e, ovviamente, i contadini, ai quali van Gogh dedica I mangiatori di patate, il capolavoro del suo periodo olandese, per il quale  realizza  studi dettagliati e che porterà a termine nel 1885.

 

Vincent van Gogh, The Potato Eaters, 1885
The Potato Eaters, 1885 (Van Gogh Museum)

 

Un breve viaggio in Olanda, ad Amsterdam e la visita al Rijksmuseum  gli permettono di riscoprire Frans Hals e Rembrandt, che riconosce come gli ideali anticipatori della sua ricerca formale.  Nel novembre del 1885  si trasferisce ad Anversa per seguire i corsi dell’Accademia, frequentando le chiese ed i musei della città, dove ammira il vivace colorismo di Rubens. Altrettanto importante per lui è l’interesse  per le stampe giapponesi, che  acquista in  quantità e che porta ovunque con sé.  Alla fine del febbraio 1886 parte per Parigi, vivendo nell’appartamento del fratello Theo. A Parigi conosce molti artisti, tra i quali  Émile Bernard ed Henri de Toulouse-Lautrec,  più giovani di lui ma animati dalla medesima insofferenza verso i tradizionalismi; importanti anche le amicizie con Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Sisley e i pointillistes Seurat e Signac, e con Julien père Tanguy, mercante di colori che gli commissiona due ritratti. Van Gogh prova ad immettere colori più chiari nei suoi lavori.

Dipinge vedute di città, autoritratti e nature morte. Nell’inverno del 1886  avviene l’incontro con Paul Gauguin, pittore che era appena giunto a Parigi dalla città bretone di Pont-Aven. Particolarmente intensa fu l’amicizia con Paul Signac, con il quale nella primavera del 1887 va  a lavorare ad Asnières, sulle rive della Senna.  Nello stesso periodo frequenta il Café du Tambourin sul boulevard de Clichy, intrecciando una relazione sentimentale con la proprietaria, Agostina Segatori, da lui immortalata in un celebre ritratto. Sempre nello stesso anno il pittore organizza una mostra con l’intento di riunire tutti i suoi amici-artisti: all’esposizione parteciparono Bernard, Gauguin e Louis Anquetin.

 

Vincent van Gogh, La camera di Vincent ad Arles, 1888
Bedroom in Arles, 1888 (Van Gogh Museum)

 

Vincent van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888
Starry Night Over the Rhône, 1888 (Musée d’Orsay)

 

Nel febbraio del 1888, attratto dalla luce meridionale e dagli intensi colori del posto, si trasferisce ad Arles, in Provenza, dove realizza ben duecento dipinti e cento altre opere tra disegni e acquerelli. Opere  come La sedia di VincentLa camera di Vincent ad Arles , Il caffè di notte , Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles , Notte stellata sul Rodano, oltre che la serie dei Girasoli, furono tutte realizzate durante il soggiorno arlesiano. Nel settembre di quello stesso anno va a vivere nell’ala destra della Casa gialla. In quest’edificio, ubicato nella zona nord della città, van Gogh sognava di fondare l’Atelier du Midi, una comunità solidale di artisti. Invita Paul Gauguin a raggiungerlo ad Arles, ma la loro convivenza è resa impossibile dalla diversità dei caratteri e dalle differenti idee sull’arte. Le incomprensioni sfociano nel tragico episodio del dicembre del 1888, quando dopo una discussione van Gogh si mutila un orecchio. Gauguin lascia Arles, e van Gogh nel maggio 1889 entra volontariamente nella Maison de Santé di Saint-Paul-de-Mausole, un vecchio convento adibito a ospedale psichiatrico a Saint-Rémy-de-Provence, a una ventina di chilometri da Arles. Il ricovero non gli impedisce di essere molto produttivo: realizza infatti ben centoquaranta dipinti, figure di contadini, i paesaggi caratterizzati dai luminosi vigneti o dagli uliveti grigio-argentei  intorno Saint-Rémy, fra i quali la Notte stellata, oltre a numerosi ritratti, tra i quali primeggiano quelli  dedicati all’Arlesiana M.me Ginoux,  con ben tre versioni ancora diverse dalle due  realizzate ad Arles (tra queste ultime è la versione di proprietà della Galleria Nazionale di Roma). È probabilmente da ascrivere a questo periodo anche Il Giardiniere (anch’esso di proprietà della Galleria Nazionale).

 

Vincent van Gogh, The Starry Night, 1889
The Starry Night, 1889 (Museum of Modern Art)

 

Girasoli Vincent van Gogh
Sunflowers, 1889 (Van Gogh Museum)
Sunflowers, 1888-1889 (Sompo Japan Museum of Art)
Sunflowers,
1888 (National Gallery)

 

Il 16 maggio 1890 Vincent lascia definitivamente Saint-Rémy per raggiungere il fratello a Parigi, dove conosce per la prima volta il nipotino e la cognata. Il 21 maggio parte per stabilirsi a Auvers-sur-Oise, un villaggio a una trentina di chilometri da Parigi dove risiedeva un medico amico di Théo, il dottor Paul-Ferdinand Gachet che si sarebbe  preso cura di lui. Van Gogh prende alloggio nel caffè-locanda gestito dai coniugi Ravoux, nella piazza del Municipio. Sono di quel periodo oltre al Ritratto del dott. Gachet, paesaggi con case di contadini e campi di grano, giardini e tra le sue più violente pitture di fiori. Si spara un colpo di rivoltella il 27 luglio 1890, una domenica, dopo essere uscito per dipingere i suoi quadri come al solito nelle campagne che circondavano il paese, e muore due giorni dopo assistito dal fratello Theo, all’età di 37 anni. I due fratelli sono sepolti uno accanto all’altro ad Auvers-sur-Oise.

Il carteggio: Lettere a Theo, la raccolta di lettere tra Vincent e il fratello minore, il mercante d’arte Théo van Gogh, con il quale intratteneva un rapporto particolarissimo e intimo, e che gli  fornì non solo il sostegno finanziario necessario per dipingere, ma soprattutto il supporto emotivo per gran parte della sua vita, costituisce la fonte primaria per la comprensione dell’arte di van Gogh.  Tra il 1872 e il 1890 i due fratelli si scambiarono centinaia di lettere: più di seicento da Vincent a Théo e quaranta da Théo a Vincent. Oltre alle lettere da Vincent per Théo ne sono state conservate altre e, in particolare, quelle a van Rappard, a Émile Bernard e alla sorella Wil. Il corpus di lettere è stato pubblicato nel 1913 dalla vedova di Théo, Johanna van Gogh-Bonger.

Testo di Barbara Tomassi